Storia della Chiesa – Parte 3: La Riforma
Il sermone di David Pawson sulla Riforma si apre non con una data ma con una lettera. Legge la lettera di Paolo ai Galati e seguenti. È l'epistola che Martino Lutero amò più di tutte, quella sulla q…
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Il sermone di David Pawson sulla Riforma si apre non con una data ma con una lettera. Legge la lettera di Paolo ai Galati e seguenti. È l'epistola che Martino Lutero amò più di tutte, quella sulla quale scrisse un bellissimo commento. «Un uomo è giustificato non per le opere della legge, ma attraverso la fede in Gesù Cristo... perché per le opere della legge nessuno sarà giustificato». Pawson dice che quelle parole significavano molto al tempo della Riforma, oltre 450 anni fa.
Il 31 ottobre 1517, un monaco e professore di teologia di nome Martino Lutero affisse le sue 95 tesi alla porta della chiesa di Wittenberg. A quei tempi quella porta fungeva da bacheca per il dibattito pubblico. Le persone di solito considerano questo come l'inizio della Riforma.
Ma secondo Pawson esiste una data successiva, quasi tre anni dopo, che conta ancora di più. È il giorno in cui Martino Lutero accese un falò.

In quei tre anni, Lutero passò dal voler fare una pulizia di primavera nella Chiesa al voler demolire l'intero sistema. In un primo momento, affiggendo le 95 tesi, attaccò solo gli abusi, la vendita delle indulgenze, non il sistema stesso. Una delle sue tesi diceva: «Se il Papa sapesse come i venditori di indulgenze spennano il suo gregge, preferirebbe che la chiesa di San Pietro fosse ridotta in cenere piuttosto che essere costruita con la pelle e le ossa delle sue pecore». Lutero pensava ingenuamente che il Papa fosse dalla sua parte.
Fu presto disilluso, dal Papa stesso. Pawson lo racconta così: quando il denaro delle indulgenze proveniente dalla Germania diminuì, il Papa lo scomunicò. Solo allora Lutero capì che la colpa non era di pochi uomini cattivi che gestivano un buon sistema. Il sistema stesso era sbagliato.
Allora gettò tre cose sul fuoco:
- La pergamena con la firma del Papa, che minaccia la scomunica.
- Un libro di diritto canonico, il codice secondo il quale aveva vissuto come monaco e prete.
- Un documento che ora sapeva essere una falsificazione, utilizzato per rivendicare il diritto del papato di rappresentare Cristo sulla terra.
Prima faceva la pulizia di primavera alla Chiesa. Tre anni dopo, iniziò a demolirla.

Riformare o demolire?
Il punto di svolta di Lutero in tre anni (1517–1520)
All'inizio Lutero intendeva soltanto fare pulizia nel sistema. Tre anni dopo si rese conto che il sistema stesso era il problema.
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31 ottobre 1517
Le 95 tesi a Wittenberg
- Obiettivo: suscitare un dibattito teologico.
- Attaccare l'abuso (le indulgenze), non il sistema.
- Dava per scontato che il papa avrebbe acconsentito se lo avesse saputo.
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10 dicembre 1520
Bruciatura della bolla papale (Porta di Elster)
- Obiettivo: una rottura completa.
- Bruciò la bolla Exsurge Domine (minaccia di scomunica).
- Bruciò anche i libri del diritto canonico.
- Si rese conto che il sistema stesso era sbagliato.
Pawson sostiene che il rogo del 1520 fu ancora più significativo dell'affissione delle tesi nel 1517. (Quanto alla data: la bolla Exsurge Domine fu emanata a Roma il 15 giugno 1520; Lutero la bruciò a Wittenberg il 10 dicembre 1520; la sua scomunica formale seguì il 3 gennaio 1521.)
Cosa ha spinto un monaco a quel fuoco?
Per comprendere Lutero bisogna tornare al terrore che lo spinse al monastero. Pawson lo racconta: Lutero una volta fu quasi colpito da un fulmine durante un temporale. Rimase con la paura di morire e di affrontare Dio con i suoi peccati non perdonati. Cercò disperatamente una via d'uscita da quella paura.
Pregava i santi, pregava Maria, faceva pellegrinaggi, contemplava reliquie e immagini. Fece tutto questo. E nulla di ciò gli dava la certezza che i suoi peccati fossero stati perdonati. Più tardi, parlando con il suo superiore spirituale von Staupitz, gli fu posta la domanda decisiva: «Se togliete tutte queste stampelle a una fede vacillante, se togliete Maria, i santi, le immagini, la penitenza e i pellegrinaggi, cosa metterete al loro posto?» La risposta di Lutero, come nel film che la congregazione di Pawson aveva appena visto, fu una sola: «Gesù Cristo. L'uomo ha bisogno solo di Gesù Cristo».
Quello è stato il seme di tutto quello che è venuto dopo.
La Riforma è una questione morta?
Nel suo sermone del 1967, in occasione del 450º anniversario della Riforma, Pawson racconta due storie fianco a fianco. Una volta partecipò a una riunione di ministri e membri protestanti, menzionò la Riforma e gli fu detto senza mezzi termini che ai protestanti non interessava più. «È storia morta», dissero, e tirarla fuori non era la cosa giusta. Se ne andò con le orecchie che fischiavano.
Eppure il fine settimana successivo fu invitato in un seminario cattolico romano nell'angolo sudorientale dell'Irlanda per parlare ai tutor e ai docenti, tra le altre cose, della Riforma. Loro volevano sentire cosa ne pensasse, volevano un forum aperto. Disse: «Penso che le questioni sollevate allora siano ancora vive e non siano state risolte». Risposero: «Questo è esattamente ciò che pensiamo anche noi». Tre ore di discussione amichevole, poi un buon tè e poi a casa.
È una posizione straordinaria. Poteva discutere della Riforma con i cattolici romani, ma non con i protestanti. La risposta di Pawson in poche parole: la Riforma non è superata. Non perché combattiamo le persone, cattoliche o protestanti, ma perché combattiamo i sistemi e gli ismi che rendono cieche le persone alla verità. Solo che oggi la linea del fronte è tracciata in modo molto diverso rispetto ai tempi di Lutero.
La grandezza di Lutero sta in questo. Recuperò sette priorità, sette cose che erano state messe in secondo piano, e le rimise al primo posto.
Sette priorità
Ciò che Lutero mise al primo posto
La grandezza di Lutero fu mettere in ordine le priorità. Riportò al primo posto sette cose che erano state relegate al secondo posto.
È meglio obbedire alla Parola di Dio nella propria coscienza che cedere alla pressione della Chiesa o dello Stato. («Non è né sicuro né onesto andare contro la coscienza».)
L'unità senza la verità del Vangelo è priva di significato. Ciò che salva le persone è la verità, non un'istituzione.
Ogni tradizione della Chiesa (pregare i santi, il purgatorio…) deve essere messa alla prova dalla Scrittura (Sola Scriptura).
Non le opere, né fede più opere. «Il giusto vivrà per fede» (Sola Fide). Salvati NON DALLE buone opere, ma PER le buone opere.
La grazia non viene distribuita magicamente nei sacramenti. Senza fede, i sacramenti sono inutili. Rifiuta la visione «magica» del battesimo e della Cena.
Il sacerdozio di tutti i credenti. Cancellò la divisione tra clero e laici. I ministri hanno una funzione diversa, non uno status diverso.
C'è un solo Sacerdote (Cristo) e un solo Vicario (lo Spirito Santo). La Chiesa non può sostituire Cristo. Chiunque si metta al posto di Cristo è l'Anti-Cristo (invece di Cristo).
Esaminiamo le priorità una per una.
1. La coscienza prima dell'autorità
Lutero visse in un'epoca in cui la libertà di coscienza esisteva appena. Non era lo Stato ma la Chiesa a dirti cosa credere e come comportarti. Per immaginare quel mondo, ricordiamo la tragedia di Galileo. Scoprì verità sull'universo attraverso il suo telescopio e gli fu detto: «non devi crederci, non devi insegnarlo».
Lutero era un uomo che osò dire: «La mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio. Andare contro la coscienza non è né sicuro né onesto». Alla Dieta di Worms (1521), davanti all'imperatore e all'intero meccanismo del potere ecclesiastico, non volle abiurare.
E questo non riguarda il lontano passato. La stessa settimana in cui predicava, qualcuno gli consegnò un ritaglio di giornale: più di 200 battisti dissidenti nell'Unione Sovietica erano in prigione o in attesa di processo per aver «violato» rigide leggi religiose. Uno era morto dopo la tortura; i loro figli venivano interrogati per ore sulla fede dei genitori. Pawson osserva che forse metà della razza umana vive ancora sotto Stati totalitari che rivendicano la mente oltre che il corpo. La libertà di coscienza che diamo per scontata, la maggior parte dell'umanità ancora non la possiede.
Poi Pawson dice che il mondo non è mai guidato da «meduse» senza spina dorsale, che vanno alla deriva con la marea. È guidato da persone che hanno il coraggio delle proprie convinzioni. E avverte, aspramente, che anche i sedicenti «non conformisti» di oggi si conformano gli uni agli altri con sorprendente facilità. Ciò di cui abbiamo bisogno sono persone che osano davvero restare sole.

2. La verità prima dell'unità
Una delle accuse più gravi mosse contro Lutero fu di aver diviso la Chiesa, di essere uno scismatico. Per quasi mille anni l'Europa occidentale aveva avuto una sola Chiesa, una sola denominazione. Gli dissero: abiura e lascia intatta la Chiesa; continua così e la spezzerai.
Ma Lutero antepone la Verità all'Unità. La sua coscienza non era libera di seguire ogni capriccio, perché era prigioniera della Parola di Dio. Vide chiaramente la cosa cruciale. Ciò che salva le persone non è l'unità della Chiesa, ma la verità del Vangelo. Unisci domani ogni chiesa sulla terra e il numero dei salvati non aumenterà. Ciò che è veramente necessario è la verità del Vangelo predicato in quelle chiese.
Pawson lo dice chiaramente. La nostra epoca ha uno slogan al quale devi aderire o per il cui rifiuto vieni odiato, e quella parola è «unità». Il mondo intero si restringe a causa dei trasporti, e la Chiesa sembra averne colto l'eco, gridando «unità, unità, unità». Racconta un dettaglio che gli piace. Quando il British Council of Churches a Nottingham disse che i disaccordi potevano essere risolti all'interno di una chiesa già unita, l'Unione Battista, l'unica tra le denominazioni, rispose di no: dovevano essere risolti prima, e poi ci si sarebbe uniti. Questo è anteporre la verità all'unità.
3. La Scrittura prima della Tradizione
Pawson cita un dettaglio sorprendente: Lutero aveva 20 anni quando tenne in mano e lesse per la prima volta una Bibbia completa. Era cresciuto devoto, preparato per una vita santa, eppure solo all'età di 20 anni aveva visto quel libro. E quando lo lesse rimase stupito. Gran parte di ciò che gli era stato detto essere una «parte vitale» della fede e della pratica cristiana semplicemente non c'era. Niente di pregare Maria o i santi, niente reliquie e immagini, niente purgatorio, niente penitenza.
Chiese: da dove viene tutto questo? La risposta ufficiale fu che si trattava della Tradizione della Chiesa, e che la Tradizione era la Parola di Dio tanto quanto quel libro. Lutero si trovò davanti a due «Parole di Dio», una scritta e l'altra trasmessa, e gli fu detto di accettarle entrambe. Ma giunse a una conclusione: solo quel libro è la verità, e ogni tradizione di ogni Chiesa deve essere portata alla pietra di paragone della Scrittura e messa alla prova da essa. Una volta fatto ciò, iniziò a respingere la tradizione.
Pawson ammette candidamente che anche la sua Chiesa ha tradizioni non scritturali e che tutte devono inchinarsi alla Parola di Dio. Racconta di un amico (chiamato nella registrazione qualcosa come «Eduardo Lubinque», un nome che non ho potuto verificare in alcuna fonte indipendente e molto probabilmente un errore di trascrizione), un tempo professore di Nuovo Testamento presso il principale collegio dei gesuiti di Roma. Più studiava le Scritture, meno poteva continuare a insegnare agli studenti che le cose non presenti in questo libro erano «la Parola di Dio». Così si sedette da solo su quella cattedra e insegnò, proprio come Lutero, che 450 anni prima era stato anche professore di teologia. Questo libro aveva compiuto la sua opera.

4. La fede prima delle opere (Sola Fide)
Questa è la domanda più grande che una persona possa porsi, e per Lutero era la vita o la morte: Come posso andare d'accordo con Dio? Come vengono perdonati i miei peccati? Il vecchio temporale gli aveva lasciato paura di morire con i peccati non perdonati, quindi questa non era una teoria.
Quando Johann Tetzel venne a vendere indulgenze, Lutero era sicuro che non fosse quella la strada giusta. Non puoi comprare il perdono. Poi fece un passo ulteriore: se non puoi comprarlo, non puoi nemmeno guadagnarlo per merito. Pawson fornisce tre risposte alla domanda su come raggiungere il paradiso, e ogni religione rientra in una di queste:
- Il mondo dice: fai buone azioni.
- La Chiesa dei suoi tempi diceva: hai bisogno di fede più buone azioni.
- Lutero ha detto: è necessaria solo una cosa, e cioè credere.
Il manifesto della Riforma, che va dall'Antico Testamento attraverso il Nuovo fino a Lutero, è: «Il giusto vivrà per fede». Non per buone azioni, non per fede mista ad opere, ma per fede, punto. Il latino sola fide (la sola fede) divenne la grande bandiera della Riforma.
Allora che ruolo giocano le buone azioni? Lutero lo ha detto in modo superbo, e Pawson dice che non può essere messo meglio: Siamo salvati NON DA buone azioni, ma PER buone azioni. Non si fanno buone azioni per guadagnare il biglietto per il paradiso; le fai perché stai già andando in paradiso.
Le cinque solae
Cinque motti che condensano la Riforma
Le sette priorità di Lutero furono in seguito condensate in cinque motti latini «sola / solus» (solo). A dire il vero: presentare le «cinque solae» come un elenco unificato è una sistematizzazione posteriore (XIX–XX secolo), non un motto già pronto del XVI secolo, ma ogni idea è autenticamente radicata negli stessi riformatori.
Sola Scriptura · Solo la Scrittura
Solo la Scrittura è l'autorità suprema e infallibile per la fede.
Contrappunto: Cattolici e ortodossi: la Scrittura non può essere separata dalla Tradizione della Chiesa che l'ha prodotta.
Sola Fide · Solo la fede
Si è giustificati solo per fede, non per merito.
Contrappunto: Trento (1547): una fede «viva» deve includere le opere; condanna la «fede che non richiede altro».
Sola Gratia · Solo per grazia
La salvezza è interamente un dono immeritato di Dio.
Contrappunto: Il terreno comune più ampio: persino Trento (Sessione VI, 1547) insegna la grazia come inizio immeritato; riaffermato nella JDDJ, 1999.
Solus Christus · Solo Cristo
Solo Cristo è l'unico mediatore tra Dio e l'umanità.
Contrappunto: Controverso: il ruolo mediatorio della Chiesa, dei santi e di Maria nella tradizione cattolica/ortodossa.
Soli Deo Gloria · Gloria solo a Dio
Tutta la gloria appartiene soltanto a Dio.
Contrappunto: La meno discussa, ma fonda il rifiuto dell'onore eccessivo a persone o istituzioni.
5. La grazia prima dei sacramenti
Lutero fu educato a credere che la grazia fosse suddivisa in sette sacramenti (Pawson dice che una volta il numero era arrivato fino a quattordici, poi era sceso a sette) e che essi funzionassero automaticamente, come per magia, indipendentemente da chi li amministrava o li riceveva. L'acqua battesimale salvava automaticamente un bambino che non sapeva nulla. Pane e vino, a un certo punto del servizio, diventavano automaticamente il vero corpo e sangue di Cristo, quindi venivano offerti da un sacerdote come sacrificio, non su un tavolo ma su un altare.
Lutero ci pensò bene e disse: so di aver bisogno della grazia di Dio, ma non c'è nulla in questo libro che mi dica che la grazia è racchiusa nei sacramenti che funzionano automaticamente. Capì: senza la fede i sacramenti non servono. «Sei salvato per grazia, mediante la fede», non mediante i sacramenti. La grazia non è confezionata; scorre come un fiume. Il credente più semplice, mai battezzato e senza la Cena del Signore, ma con fede, conosce ancora la grazia di Dio. Pawson indica i suoi amici dell'Esercito della Salvezza. Non hanno affatto sacramenti, eppure hanno chiaramente la grazia; ne cantano sempre.
Dei due sacramenti osservati da Lutero (il battesimo e la Cena del Signore), Pawson ammette onestamente ciò che anche gli amici più intimi di Lutero dovevano ammettere: Lutero non aveva mai portato la questione fino alla sua conclusione logica ed era rimasto un po' confuso su entrambi. Ciò che aveva capito bene era l'ordine: prima la grazia, poi i sacramenti.
6. Il popolo prima dei sacerdoti (Il sacerdozio di tutti i credenti)
La Chiesa in cui nacque Lutero era una piramide di potere. In alto il Papa, poi giù attraverso i cardinali, i vescovi e gli ordini monastici, fino al parroco. E in fondo, i laici. La divisione tra «clero» e «laici» era così rigida che anche l'abbigliamento e la posizione nell'edificio erano diversi: gli uni in paramenti, gli altri in abiti comuni.
Pawson racconta come Lutero guardò quella piramide e chiese, dall'alto verso il basso: quale giustificazione scritturale c'è per un uomo lassù? Nessuna. Per i vescovi? Nessuna. Per i preti mediatori? Nessuna. Poi arrivò a una meravigliosa riscoperta: il sacerdozio di tutti i credenti. Fece di ogni laico un prete e di ogni prete un laico, vedendo che non c'era alcuna divisione tra loro. C'erano differenze di funzione, sì, come tra diversi organi in un unico corpo. Per questo li chiamava «ministri», non «sacerdoti». Ogni credente è un sacerdote.
Ecco perché si adoperò per tradurre la Bibbia nel tedesco comune, per metterla nelle mani del popolo piuttosto che dei sacerdoti. Come disse, una cameriera che spazzava una stanza con una scopa poteva comprendere la Parola meglio di un prete. Pawson nota che due terzi dei cristiani professanti nel mondo vivono ancora sotto il sacerdozio e il controllo gerarchico, quindi questa protesta è ancora necessaria.
Il sacerdozio di tutti i credenti
Demolire la piramide del potere
La Chiesa medievale era una piramide: i laici in fondo, il papa in cima. Lutero dichiarò: non esiste una classe intermedia. Tutti sono sacerdoti.
Struttura precedente alla Riforma
L'ideale della Riforma

7. Cristo davanti alla Chiesa
Questo è il culmine. Pawson ricorda che quando chiese al tutor di storia della Chiesa in quel seminario cattolico quale fosse il problema più grande della Riforma, i due furono d'accordo. Il problema più grande era questo: Lutero sfidò l'idea stessa che Cristo e la Chiesa sono una cosa sola, l'idea che la Chiesa potesse fare per le persone ciò che solo Cristo può fare. Il Corpo, cioè la Chiesa, prendeva il posto del Capo, cioè Cristo.
Pawson porta il discorso su un piano molto pratico attraverso tre funzioni:
- Ho bisogno di un profeta che mi insegni la verità infallibile di Dio. Chi è il mio profeta? Roma dice: il corpo, la Chiesa infallibile. Lutero dice: il Capo.
- Ho bisogno di un prete per venire a Dio. Chi è il mio sacerdote? Roma dice: il corpo, confessa i tuoi peccati alla Chiesa. Lutero dice: Cristo è nei cieli, e tu puoi venire a Dio in ogni momento per mezzo di Lui.
- Ho bisogno di un re che mi governi. Chi è il mio re? Roma dice: il corpo sulla terra. Lutero dice: il mio Capo in cielo.
Così Lutero osò chiamare il papato «Anticristo». Pawson spiega attentamente: non intendeva dire semplicemente che il Papa fosse contro Cristo. Nella sua radice, «anti» può significare contro oppure invece di, al posto di. Chiunque si mette al posto di Cristo è l'anticristo. Roma diceva alle persone che per giungere a Dio dovevano passare attraverso di essa, e questo significava mettersi al Suo posto.
Poi Roma ribatté con un argomento importante. Quando il Capo è in cielo e qualcuno sulla terra vuole venire a lui, non deve passare attraverso il corpo? Il Papa non è quindi il vicario di Cristo sulla terra, uno che sta al Suo posto per trasmettere ciò che insegna? Lutero ci pensò e rispose: sì, Cristo deve avere un vicario sulla terra che parli per Lui, ma quel vicario è lo Spirito Santo, non il Papa. In sintesi: «Non c'è sacerdote se non Cristo, e non c'è vicario se non lo Spirito Santo».
Pawson porta il discorso su un piano molto concreto. Questo è esattamente il motivo per cui non c'è alcun confessionale attorno alle mura della sua chiesa battista. «Non posso perdonare i tuoi peccati, e nemmeno la Chiesa Battista di Gold Hill. Se hai dei peccati da confessare, vai direttamente dal sacerdote in cielo, che è Cristo stesso».

Il fuoco sfugge dalle mani di Lutero
Pawson predica soprattutto su Lutero, perché Lutero ha acceso la miccia. Ma il fuoco gli sfuggì rapidamente dalle mani. Nel giro di una sola generazione la Riforma si era divisa in diverse correnti, ciascuna con la propria città, la propria guida e la propria enfasi. Alcuni si allearono tra loro; alcuni litigarono così aspramente che non si riconciliarono mai. Se sentissi parlare solo di Lutero, penseresti che la Riforma fosse un blocco solido. Non lo era.
Più di un uomo
Gli altri volti della Riforma
Pawson predica soprattutto su Lutero, perché Lutero accese la miccia. Ma il fuoco sfuggì presto dalle sue mani. Nel giro di una generazione la Riforma si era divisa in diverse correnti, ciascuna con la propria città, il proprio leader e il proprio accento.
Ritratti: tutti di pubblico dominio (Wikimedia Commons). Knox e Menno Simons sono incisioni posteriori, poiché non è sopravvissuto alcun ritratto contemporaneo.
Zwingli e la scissione durante la Cena. A Zurigo Huldrych Zwingli guidò una riforma indipendente da Lutero. I due erano d'accordo su quasi tutto, e si ponevano una sola domanda: cosa succede al pane e al vino nella Cena del Signore? Al Colloquio di Marburgo (1529) si accordarono su 14 dei 15 articoli, poi si concentrarono sull'ultimo. Lutero si aggrappò alla parola «è» in «Questo è il mio corpo». Scrisse Hoc est corpus meum («Questo è il mio corpo») sul tavolo e non si mosse. Zwingli riteneva che fosse solo un simbolo. Non si strinsero la mano. Il fronte unico protestante si spezzò proprio lì. È un'illustrazione dolorosa del principio stesso «la verità prima dell'unità», che mostra quanto sia sottile il confine tra la difesa della verità e la divisione della Chiesa.
Calvino e Ginevra. Una generazione più tardi, Giovanni Calvino, francese, sistematizzò gran parte della teologia protestante nei suoi Istituti della religione cristiana e fece di Ginevra una «scuola di Cristo» alla quale tutta l'Europa mandava i suoi giovani. Sottolineò l'assoluta sovranità di Dio nella salvezza.
«Questo è il mio corpo»
Quattro modi di leggere la Cena del Signore e la divisione a Marburgo
Nulla divise più profondamente i protestanti tra loro (e da Roma) di una domanda: che cosa accade al pane e al vino? Al Colloquio di Marburgo (1529), Lutero e Zwingli concordarono su 14 dei 15 articoli, ma si scontrarono su questo. Lutero scrisse con il gesso sulla tavola «Hoc est corpus meum» («Questo È il mio corpo») e non cedette. Il fronte protestante unito si spezzò proprio lì.
Cattolica
Roma / Trento
Transustanziazione
La sostanza del pane e del vino cambia veramente nel corpo e nel sangue di Cristo; restano soltanto gli «accidenti» esteriori.
Lutero
Wittenberg
Unione sacramentale («in, con, sotto»)
Il corpo di Cristo è veramente presente «nel, con e sotto» il pane e il vino, eppure il pane resta pane. (Lutero rifiutò il termine «consustanziazione».)
Calvino
Ginevra
Presenza reale spirituale (mediante lo Spirito)
I credenti ricevono veramente Cristo, ma per fede e attraverso lo Spirito che li innalza a Cristo in cielo.
Zwingli
Zurigo
Memoriale / simbolica
Il pane e il vino sono soltanto segni commemorativi. «Questo È il mio corpo» significa «questo SIMBOLEGGIA il mio corpo».
Da sinistra (presenza più fisica) a destra (simbolo puro). Questo disaccordo impedì ai rami luterano e riformato di unirsi mai completamente.

I «radicali» e il loro prezzo. Poi alcuni videro che né Lutero né Zwingli erano andati abbastanza lontano. Se solo la Scrittura è l'autorità, chiesero, dove si trova nel Nuovo Testamento il battesimo dei neonati? Nel gennaio 1525 a Zurigo, per la prima volta, battezzarono credenti adulti, e per questo furono chiamati anabattisti, che significa «ribattezzatori». Si attenevano a una Chiesa di credenti volontari, separata dallo Stato, rifiutando la spada e il giuramento. In seguito Menno Simons diede a quel movimento frantumato un'identità pacifica e non violenta, e il nome «mennonita» venne da lui.
Il prezzo che pagarono fu terribile, ed è stato richiesto da entrambe le parti. In quegli stessi anni (1524–25) scoppiò la «Guerra dei contadini», quando i contadini tedeschi usarono gli stessi slogan — «sacerdozio di tutti i credenti» e «sola Scrittura» — per sostenere le loro richieste. Fu un uso che Lutero non aveva mai previsto, e reagì violentemente, schierandosi direttamente dalla parte della nobiltà.

Calvino, Arminio e la guerra sulla predestinazione. Un'altra generazione dopo, lo stesso campo riformato si divise su una questione dolorosa: nella salvezza, Dio fa tutto (chi Egli sceglie viene salvato), oppure l'uomo contribuisce con la sua libera fede? Il teologo olandese Jacobus Arminius sfidò la predestinazione incondizionata di Calvino. Dopo la sua morte, i suoi seguaci stilarono la Rimostranza del 1610 in cinque punti. Il Sinodo di Dort (1618–19) si riunì, condannò il partito arminiano e formulò i «Cinque punti del calvinismo», poi ricordati con l'acronimo TULIP.
Chi sceglie chi?
Calvino contro Arminio: predestinazione contro libero arbitrio
Una generazione dopo Lutero, il protestantesimo si divise internamente su una domanda dolorosa: nella salvezza, Dio fa tutto (monergismo) oppure Dio e l'uomo cooperano (sinergismo)? Il Sinodo di Dort (1618–19) condannò il partito arminiano e formulò i «cinque punti del calvinismo», ricordati in seguito dall'acronimo TULIP (un conio del XX secolo).
Elezione
Espiazione
Natura umana
Grazia
Perseveranza
TULIP = Depravazione totale · Elezione incondizionata · Espiazione limitata · Grazia irresistibile · Perseveranza. La «Remonstranza» arminiana (1610) offrì esattamente cinque punti di risposta.
Un secolo in fiamme
Come si diffuse la Riforma (1517–1619)
Da un monaco in una città tedesca, nel giro di un secolo il fuoco raggiunse Svizzera, Inghilterra, Scozia e Paesi Bassi e costrinse la stessa Roma a riformarsi.
Le altre due sedie: Roma e Costantinopoli
Pawson predica dalla cattedra protestante, con forza e chiarezza. Ma lui stesso dice che le questioni della Riforma «sono ancora vive e non sono state risolte». E il modo migliore per ascoltarle appieno è considerare le altre due cattedre.
La risposta di Roma: il Concilio di Trento. La risposta dottrinale cattolica definitiva fu il Concilio di Trento (1545–1563). L'equità è importante qui, perché i protestanti spesso caricaturano Trento come «salvezza attraverso le opere». Trento infatti insegna che la grazia è l'inizio immeritato («se è per grazia, non è per opere»), ma che l'uomo deve cooperare liberamente con quella grazia, e che la fede deve essere una fede viva unita all'amore e alle buone opere. Trento condannò sola fide nel senso di «sola fede, niente di più richiesto». Affermò la Scrittura e la Tradizione (con «uguale affetto di pietà»), i sette sacramenti e la transustanziazione. Sulle indulgenze, la cosa che fece arrabbiare Lutero, Trento non abolì le indulgenze, ma abolì la vendita monetizzata di esse, esattamente ciò che miravano le 95 tesi. Punta di diamante di questo rinnovamento furono i Gesuiti di Ignazio di Loyola, approvati nel 1540.
La storia non si ferma al 16° secolo. Nel 1999 la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione (JDDJ) tra la Chiesa cattolica e la Federazione luterana mondiale dichiarò un consenso sulle verità fondamentali: «solo per grazia, nella fede nell'opera salvifica di Cristo e non per alcun merito da parte nostra, siamo accettati da Dio». In un'intervista del giugno 2016, papa Francesco affermò che le «intenzioni di Lutero non erano sbagliate»; era «un riformatore», anche se «alcuni metodi non erano corretti». Più tardi quell'anno, il 31 ottobre 2016, Francesco e la Federazione luterana mondiale guidarono insieme una commemorazione dei 500 anni della Riforma a Lund, in Svezia.

La risposta di Costantinopoli: un silenzio decisivo. La terza cattedra è l'Ortodossia orientale, solitamente dimenticata sia dai protestanti sia dai cattolici. Tra il 1573 e il 1581 circa, i teologi luterani di Tubinga inviarono la Confessione di Augusta (tradotta in greco) al patriarca Geremia II di Costantinopoli, sperando di trovare un terreno comune. Egli rispose in tre lettere, rifiutando una per una le principali caratteristiche distintive protestanti. Rifiutò sola fide («la Chiesa esige una fede viva, resa evidente dalle buone opere») e sola scriptura (la Scrittura non può essere interpretata separatamente dai Padri), quindi concluse educatamente la corrispondenza.
Per l'Ortodossia, la salvezza non è un verdetto legale (essere dichiarato giusto) ma theosis, cioè deificazione, un vero processo di partecipazione alla vita di Dio. Questa è sinergia, cioè cooperazione: «Dio non salva una persona contro la sua volontà». Quindi l'Ortodossia considera la stessa disputa «fede contro opere» come una cornice giuridica occidentale che non ha mai adottato. Più tardi, quando un patriarca (Cirillo Lucaris) redasse una confessione fortemente orientata a Calvino, l'Ortodossia la condannò al Sinodo di Gerusalemme (1672). In altre parole, l'Ortodossia ha formalmente rifiutato sia Lutero sia Calvino.
Tre sedie
Il dibattito ha tre parti, non due
Pawson predica dalla sedia protestante. Ma per ascoltare tutti i lati, metti accanto le altre due sedie. La sorpresa: tutte e tre insegnano che la grazia è necessaria e immeritata; la caricatura «i protestanti credono nella grazia, mentre cattolici e ortodossi credono nel guadagnarsi il paradiso» è falsa in tutti e tre i casi. Le vere linee di frattura sono l'autorità e il significato della giustificazione.
L'Ortodossia respinse formalmente SIA Lutero (la corrispondenza di Geremia II, 1573–81) SIA Calvino (il Sinodo di Gerusalemme, 1672).
Allora perché combattere?
Ormai in molti si porranno la domanda che lo stesso Pawson solleva al termine del sermone. Perché riesumare queste questioni dottrinali? Perché non scendere a compromessi per amore della pace e dell’unità, quando tutti sono amichevoli e adorano lo stesso Dio? Non si tratta di meschini cavilli dottrinali, di un ritorno ai secoli bui?
La risposta di Pawson è schietta e pesante: Perché è in gioco la salvezza delle anime immortali. Se dici a un uomo che il battesimo in acqua lo salva automaticamente, lo danna. Se gli dici che le buone opere gli faranno guadagnare il paradiso, lo indichi su una strada sbagliata. Questo non è orgoglio religioso. È che niente conta più della verità che porta le persone alla vita eterna. Una falsa pace sulla terra non vale la destinazione eterna di migliaia di anime.
Ma è qui che Pawson ci fa fermare. La prima linea oggi non è più tra protestanti e cattolici. Pawson lo dice chiaramente: la battaglia ormai è aperta tra gli evangelici da un lato e molti protestanti e cattolici romani dall'altro, una linea trasversale a ogni etichetta confessionale. Cita un libro di un professore francese, Gli eredi della Riforma, che si chiede: chi sono i veri eredi di Martino Lutero? Non i «protestanti» in generale, ma coloro che, qualunque sia la loro etichetta, mettono la Scrittura al di sopra di tutto e Cristo al di sopra di tutti. E quindi, dice Pawson, chi spara in una sola direzione è ormai fuori tempo. Lui è chiaro: «Non sono contro i cattolici romani e non sono contro i protestanti. Sono contro gli ismi, contro i sistemi. Voglio amare le persone, chiunque esse siano». Racconta di come ha scoperto che nel suo cuore cresceva un amore genuino per i tutor cattolici con cui ha parlato, amandoli come persone.
Nessun sacerdote tranne Cristo, e nessun vicario tranne lo Spirito Santo. Togli gli occhi da tutti gli altri. Quando von Staupitz chiese a Lutero cosa avrebbe messo al posto di Maria, dei santi, delle immagini e della penitenza, egli rispose: Gesù Cristo. L'uomo ha bisogno solo di Gesù Cristo.
Ecco perché Pawson ringrazia Dio per Martino Lutero, per la sua onestà e per il coraggio di difendere da solo ciò che sapeva essere giusto e vero. E prega che Dio susciti altre persone simili, che, innamorate della verità, la dichiarino e dicano: Sono qui, non posso fare altro. Non è né sicuro né onesto andare contro la coscienza. La mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio.
La coscienza prima dell'autorità. La verità prima dell'unità. La Scrittura prima della tradizione. La fede prima delle opere. La grazia prima dei sacramenti. Le persone prima dei sacerdoti, e ogni credente sacerdote. E soprattutto: Cristo davanti alla Chiesa, davanti a tutti e a tutto.







